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Khortitsa, la perla cosacca del Dnepr (2)


La città si trova a circa 600 km a sud-est di Kiev, sorge su entrambe le sponde del Dnepr e si estende per oltre 30 km. lungo il fiume. Attualmente, con una popolazione di quasi 800.000 abitanti, è la sesta città più grande dell’Ucraina.

Arrivando da sud il paesaggio è particolarmente suggestivo per i suoi orizzonti sconfinati, il Dnepr si allarga fino a sembrare un ampio lungo e lago, mentre le praterie circostanti, le famose fertili “terre nere” dell’Ucraina, si estendono, smisurate, davanti agli occhi.

Arrivati a Zaporozhye l’orientamento è tra i più semplici, la città si sviluppa in linea retta sul percorso di una via lunghissima: la Prospekt Lenina. Questa arteria di circa 12 km. inizia dalla stazione ferroviaria e termina nella piazza Lenin di fronte al Dnepr. Al margine della piazza verso la riva del fiume un’imponente statua di Lenin indica, meritatamente, la diga che sta di fronte: DneproGES, un’opera colossale frutto, a quel tempo, del lavoro “ciclopico” del popolo dell’Unione Sovietica.

Per questa diga gli aggettivi non si sprecano: ciclopica, titanica, colossale, mastodontica.. ma solo vedendola dal vero è possibile rendersi conto di quanto tali attributi siano assolutamente conquistati. Le sue dimensioni sono senza dubbio impressionanti: 760 m. di lunghezza, 56 m. di larghezza e 60 m. di altezza. Nonostante tanta imponenza, tale opera è poco conosciuta nel cosiddetto mondo “occidentale”. Venne costruita dal 1927 al 1932; è sbalorditivo come con la tecnologia di quegli anni sia stato possibile erigere, in Unione Sovietica, un simile sbarramento su un fiume dalle dimensioni del Dnepr.

La diga si eleva davanti all’isola di Khortitsa. In passato, l’isola rappresentò il fulcro dell’epopea cosacca dopo che, nella seconda metà del 1500, il capo cosacco (l’etamano) Dmytro Baida vi costruì un sich (accampamento fortificato). La città di Zaporozhye venne però edificata un paio di secoli più tardi dopo la distruzione della roccaforte cosacca, decretata nel 1775 dall’imperatrice di Russia Caterina II.

In origine l’insediamento si chiamava Alexandrovsk, dal nome del comandante dell’esercito russo il principe Alexander Golitsyn, e consisteva solo di una piccola fortezza nella steppa, un anello nella linea di difesa fortificata sul Dnepr contro i turchi. I primi coloni della città furono i soldati russi della guarnigione che arrivarono sul posto con le famiglie, a loro si unirono presto i cosacchi dell’ormai distrutto sich di Khortitsa. La linea fortificata sul Dnepr perse la sua importanza militare dopo la vittoria sul sultanato turco e l’annessione del Khanato di Crimea alla Russia nel 1783.

Nel 1802 la città venne inclusa nella provincia di Ekaterinoslav e nel 1806 divenne capoluogo del distretto. Nel 1921 Alexandrovsk venne ribattezzata Zaporozhye che significa letteralmente “al di la delle rapide” (del Dnepr).

Nei primi anni del ‘900, Zaporozhye era una solo una cittadina marginale dello sterminato Impero russo, ma, dopo la nascita dell’URSS, iniziò ben presto ad acquisire importanza con i piani di industrializzazione socialista del 1930. Oltre alla costruzione della grande centrale idroelettrica, a quei tempi la più potente in Europa (che fornisce al paese il 25% del suo fabbisogno energetico), nei pressi della stazione ferroviaria venne edificata una città nuova, moderna: un gigante industriale per la produzione di acciaio e di alluminio dal nome simbolico di “Sotsgorod” (la città del socialismo).

Come tante altre città ucraine Zaporozhye, durante il secondo conflitto mondiale, subì l’occupazione nazista, e proprio per la sue potenzialità industriali venne quasi completamente distrutta: i russi per non lasciarle ai tedeschi, questi ultimi per non lasciarle ai russi. Fu poi ricostruita nel dopoguerra, per tale ragione si presenta ancor oggi come una tipica città sovietica: ampi spazi, lunghi viali, palazzi squadrati sui quali la decorazione più diffusa rimane sempre la falce e martello, simbolo del partito comunista.

ilreporter.com/reportage/khortitsa-la-perla-cosacca-del-dnepr-2

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