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Khortitsa, la perla cosacca del Dnepr (1)


L’isola, lunga circa 12 km., suddivide il corso del Dnepr in due rami chiamati il Nuovo e il Vecchio Dnepr (rispettivamente di 800 e 200 m. di larghezza). La sua posizione, al centro del fiume dopo sette rapide (sommerse poi con la costruzione della diga antistante), ha offerto alla fortificazione cosacca, per quasi tre secoli, una favorevole condizione di isolamento, autonomia e indipendenza.

Nel museo locale sull’isola sono in mostra tanti reperti sull’originale modo di vivere dei cosacchi. All’isola, ad esempio, era interdetto l’accesso alle donne. I cosacchi ucraini erano famosi anche per la loro tipica acconciatura: una lunga treccia, simile a una coda di cavallo, che spuntava dalla testa rasata.

Ma chi erano i cosacchi? Il nome deriva da qazaq un termine d’origine turco-tartara che significa “liberi guerrieri”, inizialmente usato per designare i tartari che scorrazzavano nelle zone di confine con la steppa della Russia meridionale. A queste bande, a partire dal XV secolo, si sarebbero aggiunti in misura sempre più crescente anche gruppi di slavi: russi e ucraini che occupavano i territori lungo il basso corso dei fiumi Don e Dnepr.

Nei loro ranghi spesso accorrevano individui (miseri contadini, servi della gleba, membri impoveriti della piccola nobiltà) che desideravano liberarsi dai loro obblighi servili. Col tempo, fondendo vari elementi identitari, i cosacchi andarono acquisendo una fisionomia, una cultura, uno stile di vita specifici. Per tal ragione, non costituirono mai un gruppo etnico in senso proprio, ma una comunità caratterizzata da uno stile di vita militare, all’interno di una forma democratica di governo che, come principale organo governativo, aveva l’Assemblea di tutti i cosacchi e il Consiglio (la rada). L’etamano veniva eletto, ma seppur dotato di grande autorità poteva anche venir destituito.

Sul campo di battaglia erano combattenti formidabili; potevano diventare o implacabili nemici, o fedeli alleati, ma mai totalmente assoggettati. La loro autonomia e le loro caratteristiche egalitarie rappresentarono una costante spina nel fianco alla sempre più potente autorità imperiale russa. Fino a che, nel 1775, il sich di Zaporozhye fu definitivamente distrutto dall’imperatrice di Russia Caterina II.

Gli storici ucraini sono concordi nel ritenere l’epopea cosacca come uno degli elementi fondanti del moderno nazionalismo ucraino.

Sull’isola di Khortitsa sono visibili anche delle antichissime strutture religiose-sepolcrali costituite da file di pietre concentriche o disposte a spirale, probabilmente risalenti a 2.000 – 3.000 anni fa, quando su questi territori vivevano gli Sciti. Gli archeologi ritengono che l’isola fosse un luogo sacro di questi antichi cavalieri nomadi delle steppe.

Gli Sciti e i Sarmati furono poi sostituiti da Cazari, Peceneghi, Cumani, Tartari e Slavi orientali.
Sempre gli archeologi, alla luce delle loro scoperte, hanno potuto dimostrare come il territorio di Zaporozhye fosse già abitato fin dai tempi più remoti. Ciò è comprovato dal ritrovamento di strumenti di pietra risalenti al tardo Paleolitico (circa 15 mila anni fa), dai resti di due insediamenti dell’età del Neolitico (sesto millennio a. C), e da oggetti della tarda epoca del Bronzo (datati al primo millennio a. C).

L’importanza strategica dell’isola venne inoltre determinata dal fatto che il Dnepr, nei tempi passati, rappresentava il segmento principale della cosiddetta “via dei Variaghi”, l’antica via fluviale attraverso la quale i vichinghi (o variaghi), collegando il Mar Baltico al Mar Nero, estesero i loro commerci e le loro scorrerie fino a Costantinopoli.

ilreporter.com/reportage/khortitsa-la-perla-cosacca-del-dnepr-1

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